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Mercoledý 3 Maggio 2017
Frizzi 2 Fulci @ Locomotiv Club (BO) 22/04/17 - Live Report

Il modo migliore per iniziare un film è far impiccare un prete in un antico cimitero, questo è chiaro.

Lo sapeva bene Lucio Fulci, regista italiano che nel corso della sua lunga carriera ha toccato quasi tutti i generi del film a basso budget italiano: musicarelli, film di Franco e Ciccio, spaghetti western, postapocalittici alla Mad Max, ma soprattutto gialli e horror, che l'hanno portato ad essere celebrato come uno tra i migliori registi del genere. Pur lavorando sempre con budget risicati e tempi strettissimi Fulci, forte di una tecnica sopraffina e di una creatività imbattuta, è stato in grado di creare pellicole che, nel tempo, sono diventati punti di riferimento assoluti per ogni appassionato di cinema horror.Una della caratteristiche del cineasta è quella di essere in grado di costruire un'atmosfera avvolgente, sospesa tra sogno e raccapriccio, in cui è fondamentale il commento musicale, spesso affidato, nel periodo d'oro del regista, a Fabio Frizzi, protagonista di questa serata al Locomotiv Club di Bologna. Il compositore, autodefinitosi un "mercenario" della musica, dopo le collaborazioni con Fulci e altri registi dell'epoca (Lenzi,Corbucci, Lamberto Bava) ha lavorato con frequenza nella fiction e, dal 2012 , porta in tour il progetto "Frizzi 2 Fulci" con un'orchestra elettrica di otto elementi, che, anche grazie all'onda lunga della rivalutazione del cinema di genere italiano, raccoglie successi in Europa e Nord America.Il concerto è stato presentato dal Freakout Club, uno dei locali con le programmazioni più fitte e interessanti di Bologna, che a causa della capienza limitata sposta i concerti di maggior richiamo al più capiente Locomotiv

Il clichè vuole che l'appassionato di b-movie sia un mezzo sociopatico con una conoscenza capillare del suo genere di riferimento (dall'anno di nascita della scream queen alla presenza sul set di questo o quel resonsabile degli effetti prostetici), e il pubblico di questa serata fa poco per smentirlo: gobbe quasi muschiate, pelate improbabili ma soprattutto, per fortuna, una passione sconfinata che durante il concerto si traduce in una risposta entusiasta del pubblico – non numerosissimo- che interagisce gioiosamente con il compositore per tutta la durata del concerto.

Fabio Frizzi, 66 anni, sembra essere totalmente a suo agio sul palco: si divide tra tastiera, chitarra, voce e direzione, presenta i brani e racconta aneddoti, consapevole di avere innanzi un pubblico preparato che pende dalle sue labbra. Sul palco, oltre al maestro altri sette musicisti (Riccardo Rocchi e Alessandro Errichetti alle chitarre, Alessio Contonrni si occupa tastiera e fiati, Roberto Fasciani al basso, Federico Tacchia batteria e percussioni e Giulietta Zanardi voce), tecnicamente impeccabili e visibilmente divertiti, il cui coinvolgimento contribuisce all'atmosfera intima del concerto.

Il set si apre con una suite che ripropone condensata in circa otto minuti la colonna sonora di "Shark – Rosso nell'oceano", film di Lamberto Bava e non di Fulci, come anche"Blastfighter" la suite che chiuderà il set: la formazione si dimostra rodata e precisa, e i suoni buoni, come quasi sempre al Locomotiv. Dietro i musicisti è proiettato un video con un montaggio le scene del film, soluzione che si ripeterà per quasi tutti i brani contribuendo in maniera determinante alla resa dello show. Dopo il primo brano Frizzi si dichiara orgoglioso di suonare per la prima volta in vita sua a Bologna, sua città natale, e parla del rapporto con l'amico Fulci che descive non sempre facilissimo, a causa del famigerato caratterere del regista, ma profondo e formativo. Il brano successivo è Silver Saddle, colonna sonora dello spaghetti western Sella D'Argento, cantato dallo stesso Frizzi mentre alle sua spalle viene proiettato un pacchianissimo slideshow con foto dello scomparso regista. Durante l'esecuzione della suite di "Manhattan Baby" godiamo del talento vocale della corista Giulietta Zanardi, che durante tutta la performance sembra la più coinvolta del gruppo, sfoderando una mimica lievemente inquietatne in tono con la serata e facendosi trascinare in spontanee coreografie durante i brani più tirati.

Su Sette note in nero Frizzi annuncia la presenza, per la prima volta in assoluto dal vivo, della rediviva Linda Lee, al secolo Rossana Barbieri, cantante vignolese che ha avuto un breve periodo di successo nei tardi anni '70 e che canta il brano "With You" di Vince Tempera (compagno di scorrerie, insieme a Franco Bixio, nelle prime colonne sonore di Frizzi) che compare nei titoli di testa del film. Linda è ancora vocalmente in forma, duetta con Giulietta Zanardi, ed è evidente la ritrovata intesa con il compositore che, come dice, non vedeva da una trentina d'anni. La Barbieri torna sul palco anche per un'altra canzone, "There's No Matter", pezzaccio italo disco dalla carriera di Linda. É la volta della suite di "Zombi 2", uno dei film più amati di Fulci, la risposta del pubblico è entusiasta e raggiunge il parossismo quando, nel finale, viene proiettata la scena dello scontro subacqueo tra uno squalo sdentato e un morto vivente, una delle sequenze più incredibili del cinema tutto. Dalla colonna sonora dello spaghetti western "I Quattro dell'Apocalisse" Frizzi canta tre brani, come racconta ispirati a Knockin on Heaven's Door di Dylan - scritta dal cantautore per "Pat Garret e Billy The Kid", fantastico western crepuscolare diretto da Sam Peckinpah nel '73 – e proposta dallo stesso Fulci come template music durante la fase di montaggio del film.

Frizzi scherza col suo pubblico accenando le prime tre note della composizione successiva, immediatamente riconosciuta da qualche appassionato nelle prime file: "Paura nella città dei morti viventi!". Una delle colonne sonore più riuscite del connubio Frizzi-Fulci, mantiene la sua potenza evocativa anche in sede live: quello che va in parte a perdersi è il fascino sghembo della commistione di strumenti acustici e parti eletteroniche che caratterizza la versione originale. La fase di riarrangiamento a cui sono andati incontro la colonne sonore per essere eseguite dal vivo dona loro una veste più rock, efficace ma meno originale a livello di suoni. Viene poi proposta una selezione di brani scritti negli ultimi anni dal compositore per cortometraggi che, a suo dire, "portano avanti" un modo di fare cinema simile a quello di Fulci, tra cui Saint Frankenstein di Scooter McCrae: il primo parte con un arpeggio al piano molto melodioso ma con una o due note dissonanti che comunicano una leggera inquietudine, davvero efficace; nel complesso le composizioni ci dimostrano che, al netto di qualche autocitazione, Frizzi non ha perso lo smalto e anzi si è evoluto nello stile, senza restare ancorato alle soluzioni che gli hanno dato la maggiore fama. Il set si chiude con "Blastfighter", che nella versione originale ha come tema principale una composizione elettronica adrenalinica, la riscrittura non delude e vede in primo piano il basso di Roberto Fasciani, uno dei musicisti di fiducia di Frizzi per cui, presentando la band, ha parole di stima.

 

Il pubblico richiama subito a gran voce sul palco i musicisti, conscio del fatto che mancano ancora almeno un paio di classici, e la band non si fa attendere. Il primo brano del bis è "Un gatto del cervello", colonna sonora dell'omonimo film del 1990, uno degli ultimi lavori di Fulci, dove recita anche come protagonista nella parte di sè stesso, un regista in fase calante che viene perseguitato dagli stessi orrori che ha messo in scena nella sua carriera. Il brano è uno dei più trascinanti, e forse una di quelle che più hanno guadagnato nell sua veste live. "Cosa manca?" chiede Frizzi, sornione, al pubblico. La risposta non può che essere "L'Aldilà": il film, da molti considerato il capolavoro del regista, splendido delirio teso tra picchi di lirico onirismo e violentissime discese negli orrori della carne, è accompagnato da una soundrack che sostiene perfettamente entrambi i registri. La suite, come annuncia Frizzi, è arricchita dall'esecuzione di un nuovo tema scritto ad hoc per alcuni spettacoli tenuti oltreoceano: una sonorizzazione del film nelle sua versione "composer's cut", con musica ad accompagnare quasi tutta la pellicola, integrando composizioni lasciate fuori dal regista. "L'Aldilà" è la chiusura perfetta per lo show e prevedibilmente una delle più apprezzate dal pubblico, che canta addirittura il lugubre arpeggio di piano, nel film suonato da una delle protagoniste.

 

L'impressione che resta a fine concerto è quello di un'orchestra-rock è coesa e affiatata, sorretta dalle colonne portanti di Fasciani ed Errichetti , rispettivamente basso e chitarra, molto in sintonia con il direttore Frizzi, apparso sinceramente contento di proporre dal vivo questo repertorio e commosso dalla risposta del pubblico. L'atmosfera informale e divertita e la consapevolezza di suonare per un pubblico già conquistato dalle premesse del concerto ha forse tolto un po' di tensione e magia ai brani più atmosferici, perdendo il sentore di pericolo e predestinazione che comunicano durante la visione dei film e alcune scelte in scaletta, come le tre canzoni da "I quattro dell'apocalisse", non certo dei capolavori, sono sembrate un po' autoindulgenti, ma si tratta di peccati veniali nel complesso di una performance soddisfacente, dal sapore della rievocazione collettiva di un cinema e di una musica amati da tutti i presenti e, a vedere l'età eterogenea dei presenti, capaci di suggestionare allo stesso modo generazioni diverse.




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