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Mercoledý 3 Marzo 2010
Nero Events

Esistono persone ben precise, persone che sei talmente abituato a vedere tra il pubblico dei concerti più disparati, persone la cui presenza a un certo punto cominci automaticamente a dare per scontata. E quando queste stesse persone mettono in piedi un'associazione culturale che organizza eventi, non puoi di certo stupirti più di tanto. Non poteva succedere altrimenti. Era ovvio. Ma le verità ovvie sono i figli inutili del senno di poi, e quindi non c'è niente di scontato nemmeno in questo. E scontate non sono nemmeno le parole che scambio con Alessandro Barbero, in una sera di quest'inverno che sta finalmente giungendo al suo termine.


Come è nata l'avventura Nero Events?

Come ogni avventura, come l’hai giustamente definita, l’idea di fondare la Nero Events è nata un pò per scherzo.
Nei primi mesi del 2007, parlavo con Marco Pendola, altro socio fondatore e pilastro della Nero Events, e allora gestore del locale Nota Bene Live di Rapallo, sull’ipotesi di “alzare un pò il tiro” delle serate musicali del locale, con qualche evento di maggiore richiamo per una realtà musicale un pò stantia come quella rivierasca. Tra le varie ipotesi avanzate, sempre pour parler, decidemmo di concretizzarne una: provare ad organizzare una serata musicale con Pino Scotto, rocker di primo piano a livello nazionale. L’organizzazione dell’evento ha messo insieme tre persone che sono poi diventate il nucleo embrionale della futura associazione: Marco Pendola, Simone D’Andrea ed io.
Il concerto si è svolto il 13 Luglio 2007 al Nota Bene Live di Rapallo ed è indicato come “Nero 001”, l’inizio di tutto. Visto il successo della serata ed il nostro personale entusiasmo al riguardo, abbiamo deciso di dare seguito a questo evento unico e saltuario e trasformare il team organizzativo improvvisato in una vera e propria Associazione al fine di poter proporre altre serate con maggiore continuità. Così è nata la Nero Events come Associazione Culturale ed il conteggio degli eventi ha appena superato il “Nero 350” in appena due anni e mezzo...

Sono tanti concerti per un tempo così breve... Esiste un segreto per questo?

Il segreto credo sia nell’entusiasmo e nella passione che ci animano.
Naturalmente, ora, nelle serate di “routine” non c’è più la presenza emozionale che potevamo avere le prime volte nè la tensione organizzativa dei grandi eventi, ma ogni data alla fine è unica. Anche perchè, come potrai notare scorrendo le date passate che abbiamo organizzato, non siamo mai posti limiti; se è vero che la nostra impronta è sul rock, che fondamentalmente è la musica che ascoltiamo di più, è anche vero che nelle serate abbiamo dato spazio ad ogni genere musicale: rap, pop, rock, metal, alternative, elettronica, acustica, ogni genere. Senza contare che non ci occupiamo solo di musica, anche se rimane la nostra attività principale.
Poi, in verità, la Nero Events è sotto molto aspetti un equilibrio tra tensioni diverse, tra personalità diverse. Ognuno ha un compito e sa fare una cosa determinata: c’è chi si occupa della parte grafica, chi delle foto, chi dei video, chi del lato tecnico-musicale tout court, chi della pubblicità, chi dei rapporti con gli artisti. Inoltre, c’è tra noi un ulteriore equilibrio tra la voglia di fare tutto, sempre, ed al meglio, e la razionalità di verificare la fattibilità delle idee, facendo un conto pratico della concreta realizzabilità delle stesse.

Hai detto che avete toccato tanti generi musicali, molto differenti tra loro. Cosa differenzia un buon concerto da uno cattivo, indipendentemente dal genere?

Secondo me è un insieme di fattori; lo definerei una sorta di “magia”.
Non basta una sola cosa: serve, per esempio, un buon gruppo, che sappia suonare bene, con delle belle canzoni; ma soprattutto che sappia coinvolgere. Non ho mai amato i grandi esecutori che però non sanno trasmettere molto agli spettatori; molto meglio l’atmosfera rispetto alla tecnica fine a se stessa.
Serve un pubblico, certo numeroso, o quantomeno numeroso il giusto; ma soprattutto un pubblico attento e partecipe. Non ho mai amato le folle oceaniche ai concerti; meglio un pubblico interessato a ciò che accade sul palco, alla musica, al feeling della serata, che si scambia opinioni alla fine del concerto, rispetto ad uno più numeroso ma intento a bere o a parlare di tutt’altro.
Anche l’ambiente e l’atmosfera contano: le luci, il locale, il mood, devono essere bilanciati e adatti al concerto.
La serata perfetta è quella in cui la band riesce a suonare bene, senza problemi tecnici, riuscendo a stabilire un contatto diretto ed emozionale con il pubblico; in cui lo spettatore è coinvolto, magari da un gruppo che non conosce, che ascolta per la prima volta. Anche se, a dire il vero, questa alchimia è rara da riscontrare: spesso il pubblico viene al concerto più per stare in compagnia che per la musica in sè. La musica è un grande mezzo di aggregazione; però, spesso, una volta raggiunta quest’aggregazione, ci si dimentica della musica in sè.
Quindi, tornando alla domanda iniziale, credo che sia la magia, lo scambio di energia emotiva tra musicista e pubblico a differenziare un concerto riuscito da uno che non lo è.

Oltre a questi fattori, quanto sono importanti le collaborazioni in quello che fate?

Io credo che siano fondamentali, anche se non tutti se ne sono accorti. Ho sempre pensato che ormai sia quasi impossibile avere idee totalmente originali; l’unico modo per esserlo è riadattare e mischiare influenze diverse. Quindi ritengo che più collabori con persone diverse, che hanno idee diverse, che vengono da ambienti diversi, più la tua proposta possa migliorare, essere originale.
Abbiamo collaborato in passato con altre associazioni (Disorder Drama, Binario Zero, Zena Music, Los Copihues, Liguria In Metal, Associazione Il Cuore), altre entità musicali (Corpo Bandistico Città di Rapallo, Roland Music School), festival (Balla Coi Cinghiali), vari locali (Nota Bene Live, Isterika Cafè, Lucrezia Bar, SoundVillage, La Randa), anche fuori regione, svariate bands, cercando di aprire il più possibile i nostri orizzonti e di “rubare” qualcosa a tutte le realtà con cui siamo venuti in contatto.
Però, a dire il vero, noto che, invece, molte delle altre entità musicali presenti nel nostro territorio sono molto chiuse e autoreferenziali, quasi avesso paura del diverso, del confronto. Per carità, ognuno imposta il proprio lavoro, il proprio modus operandi come meglio ritiene, ma non condivido questa metodologia. Rischia di inaridire la fonte e portarla all’esaurimento. Idea personale, per certo.
Ad esempio, e senza farne i nomi, posso dire che quando abbiamo dato ad altri possibilità e spazi per organizzare delle serate ed altri tipi di favori, raramente ci sono mai stati ricambiati. Abbiamo dato per primi, senza poi ricevere; ma credo che questo, almeno per noi non sia un problema, dato che abbiamo voglia di fare, di sperimentare, di conoscere. Ecco, volevo anche soffermarmi sul discorso del dare/avere, che troppo spesso mina l’autenticità della musica. Troppe volte ti senti rispondere: “d’accordo, si può fare, se...”. Capisco che ognuno abbia i suoi interessi da tutelare, ma la musica, almeno ai nostri livelli, non è e non deve essere nè business nè clientelismo. Deve essere solo passione e voglia di fare.

C'è una serata che ricordate in modo particolare?

Bella domanda. Me ne vengono in mente tante e per motivi diversi, a partire dalla già citata prima data con Pino Scotto, alle finali dei concorsi (Music Maniac Challenge e Nota Bene Live Contest), alla serata dei Sigma Six con la Banda di Rapallo, alla serata con il grande Fabio Lione. Però forse, la data a cui sono più legato è quella del Nota Bene Live Open Air del 2 Agosto 2008, svoltosi in Parco Canessa a Rapallo.
Era il primo festival open air che abbiamo organizzato e, finora, la più grande manifestazione che abbiamo fatto, con sei bands nella stessa serata, di generi diversi (due tribute bands: November Guns e Satriani Tribute; tre bands di pezzi originali: Prey Of The White Rabbit, Tenebrae, Admal; ospite di chiusura: Pino Scotto), con grande affluenza di pubblico, con tutta la macchina organizzativa che non ha avuto intoppi. Alla fine è anche la serata che il pubblico si ricorda di più e più spesso e che ci chiede di replicare.
Anche se a livello organizzativo, è stata un bell’impegno, anche perchè all’epoca eravamo un pò meno smaliziati e preparati di ora. E’ un’esperienza che vogliamo ripetere. In realtà ci abbiamo già provato, nel 2009, ma per problemi organizzativi e soprattutto burocratici non ci siamo riusciti.

Henry Ford disse che "chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare il tempo". Quanto conta la pubblicità in quello che fate?

Credo sia fondamentale. Anche perchè io posso organizzare la serata con le migliori bands che ci sono a disposizione, ma se nessuno lo sa, la serata sarà un fiasco. Non ci si può basare solo sul passaparola dei fans o alla pubblicità che possono fare i musicisti.
A proposito, voglio aprire una parentesi sulla famigerata regola per cui “suoni se mi porti gente”. Per carità, un gruppo che “porta gente” è sempre ben accetto; però non si può basare la riuscita di una serata sul numero degli amici che un gruppo può portare. Bisogna darsi una mano, tra organizzatori e gruppi, ma per certo è fondamentale che l’organizzatore crei i presupposti per mettere il musicista a suo agio e che il musicista si dedichi alla propria musica con grande passione e professionalità. E’ probabile che, se ci sono questi presupposti, la serata riuscirà bene.
Tornando al discorso della pubblicità, in verità, poi, a nostri livelli, non si può contare molto su i canonici investimenti (inserzioni a pagamento, manifesti, spot in tv e radio, banner su siti di primaria importanza), se non per eventi eccezionali. Quindi, secondo me bisogna inventarsi vie alternative, quali quelle che internet offre. Bisogna essere attenti e sperimentarle; avere sempre le orecchie aperte verso nuove possibilità e nuovi spazi, come quello offerto da LiveUs, ad esempio!
Credo, inoltre, che non bisogna lasciare intentata alcuna via, anche quelle che si pensano meno percorribili o utili. A volte, personalmente, ho trovato vie ed alleati nei posti più impensati. Sul punto, credo che Nero Events sia molto competitiva, rispetto ad entità che investono ben di più, ma magari in maniera meno mirata ed attenta. Ne è prova il fatto che spesso anche altre entità musicali e promozionali sia appoggiano a noi o chiedono la nostra collaborazione per pubblicizzare le proprie serate.

Winston Churchill disse che "il successo è l'abilità di passare da un fallimento all'altro senza perdere il proprio entusiasmo". Quanto sono importanti i fallimenti? Ce n'è uno che possiate citare come esempio?

Ritengo che da ogni esperienza si possa imparare qualcosa.
Noi, da buoni perfezionisti che siamo, anche nelle esperienze positive, anche se magari non alla luce del sole, ma di nascosto, tra di noi, cerchiamo i lati oscuri per migliorarli e migliorarci. Ritengo che lo spettatore certe cose non le debba sapere, che certe “magagne” debbano rimanere all’interno dell’organizzazione e non per l’adagio per cui “i panni sporchi si lavano in casa”, ma perchè ritengo che al pubblico bisogna lasciare solo la “magia dello spettacolo” senza mostrare i burattinai che tirano i fili o i trucchi dell‘illusionista. In particolare, da esperienze negative si possono poi imparare i propri errori, per cercare di evitarli in futuro. Ti dirò, la parola “fallimento” non mi piace, e non credo che ne abbiamo mai subiti.
Certo, ci sono state serate non riuscite o che potevano riuscire meglio, ma credo sia normale, su una media di tre appuntamenti organizzati alla settimana, che qualcuno non vado a segno. Le cose che mi danno più fastidio sono solo le cose non fatte, perchè quando invece facciamo qualcosa, cerchiamo di farlo al meglio delle nostre possibilità. Riprendendo la citazione di Churchill, credo che quando avremo perso l’entusiasmo non solo non saremo più “di successo”, ma probabilmente avremo finito di fare quello che stiamo facendo. Senza entusiasmo, non saremmo qui. Di certo non lo facciamo per denaro, per un qualche tornaconto personale, per “fortuna e gloria”, come diceva Indiana Jones.

Qual è il vostro sogno di una notte di mezza estate?

Fare un bel festival rock di quelli grossi, con tante bands, stand di merchandising e cibo, magari che duri più di un giorno, in Riviera. Una sorta di Nota Bene Live Open Air 2008 in grande stile, con headliner di livello e, per il resto, band della zona meritevoli di una giusta esposizione, a cui sia data la possibilità di suonare davanti ad un buon numero di spettatori. Un bel mix di noto e meno noto, con un pò tutti i generi di rock.
Alla fine, due delle nostre direttive sarebbero così realizzate: la prima è organizzare anche nella nostra regione eventi di richiamo e di qualità, con musicisti di primo piano; la seconda è dare spazio ai gruppi ed agli artisti liguri che hanno poche vetrine per farse vedere.




Commento lasciato da Luciano Zambito, Venerdý 5 Marzo 2010 alle ore 14:39

Complimenti Alessandro, mi piace molto quello che dici e come lo dici. Vi auguro di confrontarvi sempre più spesso con grandi esperienze e realtà, perchè avete un ottimo modo di "vedere" le cose e ottime carte in mano.

Commento lasciato da Alessandro Barbero, Lunedý 15 Marzo 2010 alle ore 19:26

Grazie Luciano!


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