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Domenica 21 Febbraio 2010
Betty Poison, Hole @ Magazzini Generali
DATA: Venerdý 19 Febbraio 2010

19 febbraio 2010. Il fan-modello questa data l’ha segnata da tempo, cerchiata di rosso, sul calendario: Courtney Love, la regina cattiva del rock, la sopravvissuta del grunge, è finalmente tornata. Più di dieci anni sono passati dall’ultimo concerto italiano, all’Heineken Jammin’ Festival del ’99, e otto ne sono passati dallo scioglimento ufficiale di una delle band più controverse degli anni Novanta, con la sua storia di eccessi, morti, pettegolezzi, guai giudiziari, tante hit e tre album troppo spesso sottovalutati e sommersi dal gossip. Naturalmente le Hole, quelle di una volta, non esistono più: Courtney è accompagnata da quattro (cinque) ragazzotti (ebbene sì, nessun’altra donna, ecco a voi “gli” Hole) che sono poco più che semplici turnisti. L’unica presenza un minimo notoria è quel chitarrista dal viso molto infantile, che della vedova Cobain potrebbe sembrare il figlio e che risponde al nome di Micko Larkin (ex-Larrikin Love); i restanti sono perfetti sconosciuti, e tali probabilmente resteranno. Il fan-modello sa a cosa va incontro, comprende che le Hole dovrebbero essere un’altra cosa, eppure stringere tra le mani un biglietto con su scritto quel magico nome ottenebra le sue facoltà mentali: vedrà Courtney Love in carne e ossa, si convincerà che esiste, che è viva davvero, la ascolterà cantare quelle canzoni che hanno segnato anni di adolescenza turbata.

Il fan-modello raggiunge i Magazzini Generali nel primo pomeriggio, pronto ad affrontare ore di coda al freddo e sotto la pioggia battente. Lentamente il luogo si popola di una fauna eterogenea ma non troppo: tante ragazzine agghindate esattamente come la Courtney di metà anni Novanta (biondo-finto e rossetto infuocato), qualche trenta-quarantenne, anche se credo che la maggior parte del pubblico sia decisamente troppo giovane per ricordare bene l’età d’oro della band. Finalmente, alle sette e mezza e dopo qualche scazzo con la security, non molto capace a gestire la folla impaziente, il fan-modello corre verso il palco e si aggrappa saldamente alla transenna: la prima fila è sua, guai a chi tenterà di rovinare il suo momento magico.

Mentre il pubblico comincia a riempire la sala i Betty Poison (ex-Betty Ford Center) snocciolano le loro canzoni grezze e urlate. Una band di apertura post-grunge e con una bella cantante-chitarrista dotata di voce al vetriolo significa andare sul sicuro: i Betty Poison fanno il loro lavoro onestamente, i brani non sono certo originali, ma energici sì, e Psychovicious ha il potere di rimanere in testa. La folla fa capire di essere impaziente, vuole la sua icona, la sua diva.

Quando i Betty lasciano il palco l’attesa, ritmata dal crescendo del Bolero di Ravel, si fa spasmodica. Sotto gli occhi esterrefatti del pubblico, un tecnico monta un suggeritore elettronico per Courtney, che evidentemente non è sicura di ricordare testi e accordi delle sue canzoni. Il fan-modello ci ridacchia su e continua ad attendere.

Finalmente, poco prima delle nove, la band sale sul palco, accolta da un boato. La Love indossa un abito corto con pizzi e ricami dorati, boccoli lunghissimi le incorniciano il volto reso liscissimo da innumerevoli interventi di chirurgia plastica. È lei davvero, l’uragano-Courtney in carne e ossa, sembra che racchiuda ancora in sé quell’attitudine maledetta e oscena degli anni d’oro, tutta la sua bellezza scomposta e aggressiva ancora annidata sotto i lifting e il conformismo, urla senza risparmiarsi, il fan-modello è in visibilio, ne riconosce perfino le movenze. Pretty on the Inside, un meraviglioso brano risalente al lontano 1991, apre il concerto col botto, trasformandosi poi in una cover di Sympathy for the Devil degli Stones. Segue Skinny Little Bitch, un brano inedito che i fan hanno potuto ascoltare per la prima volta in questa serie di concerti. Quando parte Miss World la folla impazzisce, canta con lei, l’atmosfera si è decisamente scaldata, urla, isteria, pianti.

Poco importa se l’acustica dei Magazzini Generali lascia alquanto a desiderare, poco importa se in effetti si sente che questo tour è stato preparato alla bell’è meglio, poco importa se i musicisti non hanno neanche l’ombra della personalità che sembravano avere Eric Erlandson, Melissa Auf der Maur o Patty Schemel, poco importa se Courtney comincia subito a dare segni di nervosismo mandando affanculo tutta la crew perché il suggeritore non funziona come dovrebbe, poco importa perché il fan-modello ormai è nel suo mondo parallelo, al settimo cielo, pende dalle labbra della sua dea finalmente scesa in terra. Mrs. Love appare tesa, irritata, ma non dal suo pubblico. Si china verso le prime file per farsi toccare con la prosopopea di una regina, sicura del suo potere. Più tardi lancerà i suoi plettri rosa, reliquie del suo culto.

La musica continua, intervallata dai suoi soliti discorsi confusi. Molte canzoni nuove, Honey, Letter to God, Pacific Coast Highway, Nobody’s Daughter, How Dirty Girls Get Clean, Samantha. “Questa non è un reunion, è un’evoluzione”, spiega la cantante. Rock robusto, vigoroso. Alcuni brani sono decisamente promettenti. Il pubblico gradisce di più i vecchi successi, come è giusto che sia, e va letteralmente in visibilio mentre scorrono le note di Violet, Reasons to Be Beautiful, Doll Parts, Malibu e Celebrity Skin (riguardo a quest’ultima... ebbene sì, la Love non riusciva a ricordare gli accordi del suo pezzo più universalmente conosciuto, e il buon Micko ha dovuto indicarle la posizione delle dita sulla tastiera). A sorpresa viene ripescata anche Gold Dust Woman, una cover dei Fleetwood Mac registrata nel 1996. Courtney non è soddisfatta della performance, chiede al pubblico di scusare la band, assicura che si è trattato del live più terribile che abbia mai fatto. Il fan-modello è felice di aver assistito al live più brutto della storia delle Hole.

Dopo una pausa, la diva riappare sul palco con il fidato Micko, per gli ultimi brani acustici. La ballatona finale Northern Star è un mezzo disastro. Già si erano avute avvisaglie in precedenza, durante l’esecuzione di Samantha. D’altronde, che Courtney non abbia più la voce di un tempo è un dato di fatto, anche se durante tutto il concerto se l’è cavata egregiamente, oserei dire più delle aspettative. Ma le note alte di Northern Star, quelle proprio no, non ci arriva, la voce si rifiuta di uscire. Potrebbe essere una sconfitta, ma il fan-modello si intenerisce. Perché negli anni ha imparato ad amarLa anche per i suoi difetti, e di difetti Courtney Love ne ha davvero molti.

Lo spettacolo è finito, il fan-modello torna a casa con gli occhi luccicanti. Ha visto il suo mito, e poco importa se si è trattato di un’operazione dal dubbio gusto tutta sul filo della nostalgia. Poco importa.




Commento lasciato da Marco Ardovino, Sabato 27 Febbraio 2010 alle ore 12:52

Non ha fatto vedere le tette.

Il non-fan-modello non è contento.

Commento lasciato da Giancarlo Mariottini, Lunedý 1 Marzo 2010 alle ore 10:20

ahahah almeno si è tirata su la gonna... sai, ha anche una certa età! ;)


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