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Venerdė 4 Giugno 2010
Aspettando Crevari Invade

E’ difficile descrivere cosa significhi un Festival a chi non ci sta "dentro". Certo non mi riferisco a quello che succede in quei due o tre giorni in cui tutto è tirato a lustro, la pubblicità impazza sui manifesti e le band suonano come un carillon svizzero. Questo è quello che tutti percepiscono (nel migliore dei casi) quando la manifestazione va a gonfie vele: il pubblico affluisce, si diverte, partecipa, gradisce la musica, si immedesima nello spirito dell’evento. Eppure per quei tre giorni di "delirio organizzato" ce ne sono almeno 100 di incontri, riunioni, appuntamenti mancati e tutto quello che la buona volontà può mettere in campo perché quei "tre giorni" siano veramente "I" tre giorni. Fin’ora questo potrebbe essere il racconto di un festival qualunque. Ce ne sono tanti nell’estate ligure che sta per arrivare. Alcuni sembrano corazzate inaffondabili appena attraccate in porto, altre  mini-Disney land per i buongustai di ogni tipo di musica, altre Woodstock tascabili per i nostalgici del "c’ero anch’io", altri l’ultimo desiderio della lampada di Aladino per i palati (o piuttosto i padiglioni auricolari) più raffinati. Tutte manifestazioni di altissimo lignaggio i cui cast spesso farebbero l’onore del più navigato promoter nazionale.
Beh, lasciatemi dire che il festival di cui vi sto parlando è qualcosa di differente. Non è che lo dica per spirito di parte ma perchè credo che ciò che c’è dietro sia qualcosa di stupendo.
Immaginatevi un Festival che dal 1992 (e siamo quasi al ventennale) trovi il gusto ancora più che i mezzi di riproporsi, oggi come allora, solo per il gusto di esserci. Con un entusiasmo che ha del contagioso, con una forza che sta trovando la sua terza generazione di sostenitori convinti e compiaciuti di fare qualcosa che sentono unico, almeno dal loro punto di vista. Forse ciò che aiuta è il fatto che Crevari, un borghetto di case appeso alla montagna, è qualcosa di particolare. Chi cresce da quelle parti ha forse ancora la fortuna di sentirsi parte di una comunità. Si cresce insieme, si studia insieme e nonostante che già da Voltri si guardi a quel mucchietto di case con tanta perplessità tipica della vita cittadina, ci si sente ancora uniti nel condividere una passione che si sente comune.
Sì lo ammetto sto scivolando un po’ nel retorico ma è la prima volta che mi trovo ad affrontare un qualcosa di simile. Considerate le esigue forze (il festival si autofinanzia completamente) e il risultato finale (un sacco di soldi messi in beneficenza tutti gli anni) c’è da domandarsi se non sia proprio questo il senso di una festa di tutti!
Crevari Invade anche quest’anno trova la forza e il coraggio di esserci. In prima fila, in mezzo a tanti altri Festival che potrebbero appannare il suo sforzo. Ci saranno le magliette (anche quest’anno imperdibili), le focaccette (uniche!), fiumi di birra e sangria e tanta tanta musica. E’ quasi tutto pronto! Manchi solo tu!




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