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Mercoledì 31 Ottobre 2012
Ivano Fossati - Decadancing
E così eccoci arrivati all’ultimo disco di Ivano Fossati.
Ultimo davvero vista la dichiarata volontà dell’artista di ritirarsi.
Decadancing è un album leggero sotto il profilo musicale, più profondo e riflessivo nella scrittura dei testi, il quale raccoglie dieci canzoni delle quali solo poche però raggiungono le vette qualitative cui il musicista genovese ci ha abituati nel tempo.
Questo disco piacerà comunque a chi già piace Fossati ma nulla aggiunge alla sua carriera, non vi è nessuna novità, nessun colpo di genio né cambiamenti di rotta. E’ da sempre che ogni disco del cantautore assembla cose belle e cose semplicemente superflue ma generalmente con una predominanza delle prime; stavolta invece l’equilibrio si incrina. Quello che traspare dall’ascolto è infatti una patinata routine di classe, impreziosita da punti di vista cantati in punta di voce che come sempre inducono alla riflessione.
Certo, Fossati ci ha abituati bene, i suoi capolavori del passato sono difficili da eguagliare; “Decadancing” risulta comunque un album pregevole ma a mio parere in questo suo ultimo lavoro spiccano soltanto quattro brani su tutti e pertanto segnalo:
- il contrasto fra la musica e il testo del primo brano “La decadenza”, dove una canzone apparentemente leggera contiene un testo spietato nel suo essere vero e condivisibile da tutti e che proprio in virtù dell’estrema orecchiabilità giungerà a molte orecchie;
- l’incedere morbido e accattivante di “Quello che manca al mondo” il brano più rock dell’album, impreziosito da un riff di pianoforte, dal sottofondo languido di un’armonica e l’apertura ariosa sul ritornello dove canta “Perché c’è gente che parla d’amore in una lingua morta” (e quanto ha ragione), e poi “Sono vivi e gli basta e sanno aspettare” e anche qui colpisce la cruda verità, circondati come siamo da un’umanità che tira avanti senza gioia, senza palesi emozioni, che aspetta un marito od una moglie con la testa ormai altrove, che attende con ansia la pensione, una mano fortunata, una svolta nella vita e nell’attesa rimanda il vivere;
- la dolcezza di “Laura e l’avvenire”, una storia raccontata con quella poesia in cui Fossati è maestro, dove egli riesce a rendere reale un qualsiasi racconto di fantasia, con la bella idea di suonare la sei corde elettrica in puro stile J.J.Cale o Dire Straits;
- il disarmo nelle rassegnata quiete di “Tutto questo futuro” con un breve cantato, “Il tempo cancella le intenzioni del cuore”, che lascia spazio ad una coda di pianoforte intensa e struggente.

Il resto del disco contiene alcuni brani piacevoli: “La sconosciuta”, “La normalità”, “Un natale borghese” e altri più di maniera e a mio giudizio prescindibili quali: “Settembre”, “Nella terra del vento”, “Se non oggi”.
In definitiva un buon album di musica italiana d’autore, di sicuro un lavoro minore nella discografia di Ivano Fossati ma che se davvero sarà l’ultimo della sua carriera, so per certo che lascerà qualche rimpianto.

Lista dei brani:
1 – La decadenza
2 – Quello che manca al mondo
3 – La sconosciuta
4 – Settembre
5 – La normalità
6 – Laura e l’avvenire
7 – Un natale borghese
8 – Nella terra del vento
9 – Se non oggi
10 – Tutto questo futuro



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